Casa di Sassi ed Acqua

PieveDiTecoAmo le case di sassi e muschio.
Adoro camminare a piedi nudi sull’ardesia colore del cielo senza stelle, origliare la pietra graffiata mentre fa l’amore con le travi screpolate dal tempo.
Mi addormento al sicuro se nel dirupo scorre insistente un ruscello ingordo, nutrito dall’impervio temporale estivo.
La pioggia che delinea il liminare delle stagioni, rumore di fondo palpitante  che scuote la mente dalle ossessioni dei pensieri e la libera dalle piccolezza quotidiane.

Solo nel vuoto nascono i pensieri.
E nella pietra.
Nel suo inno ancestrale alle sfumature del grigio.

Le osservo, queste venature di sangue interstiziale, con rispetto e un po’ di vergogna, mentre si scagliano fuori dal cemento, sfidando la gravità, e ruzzolano intorno, mutando ad ogni momento forma e disposizione. O almeno così pare ad uno sguardo attento e mimetico. Mi stupisce la varietà di forme, l’accostamento di piccoli ciottoli levigati a massi ragguardevoli, a sfoglie disegnate da un pennarello spuntato. Tutti raggruppati, nella grande assemblea sedimentaria e chiassosa, in piccoli gruppi, alcuni più seri e distaccati, quasi gentiluomini ottocenteschi in gabardine al ritrovo del caffè, disturbati da monelli dinamici dal viso sporco e dai berretti fuliginosi che corrono e s’arrestano inciampandosi l’uno sull’altro al limitare della grande scala a pioli; e poco distanti, ieratiche pietre dai paramenti dorati e chiari e dalla coscienza millenaria, trasducono lente e inesorabili una calca coatta di vecchiette grigie e questuanti che accerchiano, berciano, squittiscono quasi quanto i pipistrelli della sera. Nei giochi di luce ed ombra pare scorgere gatti, gufi, civette e grilli, chine giapponesi, pesci e paesaggi montani. Linee trasversali guidano il ricordo, la venatura bianca del calcare tradisce un’emozione paleolitica, quasi che i graffiti preistorici altro non fossero che una ricopiatura scolastica di ciò che da sempre la terra va scrivendo nelle sue viscere.

La casa di pietra ed acqua.
Incanta, rapisce, stupisce e annulla, con la forza degli elementi brutalmente grezzi. Che rimangono uguali a loro stessi e disconnessi dallo scorrere del tempo e dall’umore della vita freneticamente vistosa. Resistono nella loro stabile serenità, tanto che neppure la polvere pare azzardarsi a deporre la propria ingiuriosa vigliaccheria.
La polvere è per gli appartamenti di città, dove neppure l’aria si può chiamare tale, dove le persone frettolose vedono non dettagli, non identità, ma macchie di colore, dove il verde di un abete si confonde con il riflesso di una robinia sull’acqua, e il bianco di un sorriso non è poi tanto distante dal foglio di calcolo che ci si accapiglia ad annerire in una continua ricerca della miglior medicina contro l’horror vacui, il parassita dell’anima a groviera.
La polvere è vigliacca, ti ricorda atroce quanto il tempo passi, e quanto tu stia farneticando, bruciando tempo ed anima dietro a cose che non restano e non sono poi tanto importanti, se non per te, solo, solamente per ora.

Casa Ambrosini – Pieve di Teco (IM)
19  agosto 2013

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Una risposta a Casa di Sassi ed Acqua

  1. @( ha detto:

    L’ha ribloggato su changingmoods.

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